15 Giugno Giu 2017 1415 8 days ago

FCI e TCC uniti nella passione comune per la bici

Incontro tra il Presidente Di Rocco e il Direttore Generale del Touring Lamberto Mancini per rinsaldare l'azione comune su tematiche quali la valorizzazione del paesaggio, gli itinerari ciclabili, la viabilità sostenibile e la difesa dei ciclisti utenti deboli della strada

Mancinilamberto Dirocco14giugno

Esiste un forte legame storico e di interessi comuni tra la FCI e il Tour Club Italiano. Un legame che affonda le radici nella storia, nella nascita stessa dei due enti e soprattutto sulle ragioni del proprio operare, anche oggi, a distanza di tanti anni.

Ci ricorda wikipedia, infatti, che il nome di origine del TCC era Touring Club Ciclistico Italiano (TCCI), nato per iniziativa di un gruppo di 57 ciclisti il cui intento principale era la diffusione della bicicletta. Con il passare degli anni l'azione dei due enti si è spesso concentrata su temi comuni, quali la valorizzazione del paesaggio, gli itinerari ciclabili, la viabilità sostenibile e la difesa dei ciclisti come utenti deboli della strada.

Proprio dalla passione condivisa per il mondo della bicicletta declinata in tutte le sue espressioni cnasce l'incontro, svolto ieri presso la sede della FCI, tra Lamberto Mancini, Direttore generale del TCI e il Presidente Renato Di Rocco. Si è trattato di un incontro al vertice per rinsaldare la collaborazione ed esplorare nuovi ambiti progettuali tra due vere e proprie istituzioni italiane che sempre hanno considerato la bicicletta strumento di viaggio, conoscenza, sport e cultura.

Con questi valori sullo sfondo, Lamberto Mancini a nome del Touring ha omaggiato di Rocco e la Federazione Ciclistica Italiana con uno straordinario documento custodito negli Archivi TCI. In uno scatto d’epoca, Fausto Coppi è immortalato in primo piano a spingere i rapporti sugli ultimi chilometri di una cronometro del Trofeo Baracchi, sul tragitto lombardo da Bergamo a Milano. Era il 4 novembre del 1957, e forse era anche l’ultima volta che "il cigno" vinceva in bicicletta.

Sul retro della fotografia, a corredare il dono simbolico del TCI, la cronaca della gara tratta dalla penna del “Giuan” Brera, di seguito un estratto, tra i più famosi passi dedicati ad una cronaca ciclistica e al grande Fausto: "Se cammina pare un po’ zoppo (lo vedrò a caccia in settembre): ha l’impaccio dei cigni fuori dall’acqua, ma in sella è ancora un principe di ineguagliabile stile. E come Mino Baracchi gli propone di correre il suo Gran Premio in coppia con Ercole Baldini, nuovo primatista dell’ora, lui si commuove per la degnazione e accetta. Ha sufficiente orgoglio per potersi dir grato a questo giovane che trionfa. La coppia Baldini-Coppi riesce a vincere senza dominare. Mi confessa Fausto di aver penato come mai in vita sua per tenere quella ruota prepotente: ce l’ha fatta ma si ritrova sfinito, e persino mortificato di esserlo tanto. Nessuno sa né potrebbe sapere che questa sarà l’ultima vittoria di Fausto Coppi. Ha da poco compiuto i 38 anni.” da Gianni Brera, Coppi e il diavolo (Rizzoli, 1981)